L'EMERGENZA DEI DIRITTI

I pericoli dell’emergenza corona virus e la necessità di non attendere

Chi si occupa di migrazioni conosce i pericoli dello stato di emergenza, della sua connaturale predisposizione ad essere dilatato nel tempo, a cronicizzarsi e a lasciare segni indelebili sul terreno dei diritti delle persone con minore influenza economica e politica.

Lo stato di emergenza dichiarato a seguito del Corona virus, non deve indurci a sospendere le nostre attività in attesa che venga ripristinata una presunta normalità, sia perché in sé l’allerta sanitaria potrebbe protrarsi per mesi sia perché è verosimile che si tenterà di giustificare una prolungata e tendenzialmente stabile contrazione dei diritti di alcune categorie di soggetti, tra cui molto probabilmente i cittadini stranieri.

Non possiamo permettere che, ancora una volta, una situazione emergenziale possa giustificare un processo di capovolgimento delle responsabilità, dimenticando le politiche colpevoli della progressiva riduzione della efficienza della sanità pubblica e trasformando le principali vittime di tali manchevolezze in potenziali untori a causa della loro condizioni di vita socio-abitative o perché provenienti dall’estero. 

La fase che si aprirà dopo la fine dell'emergenza potrebbe essere caratterizzata da una ancora più rigida e violenta chiusura delle frontiere, le misure di isolamento e controllo delle persone prive di risorse economiche adeguate saranno probabilmente utilizzate in modo sempre più sistematico con il rischio di gravi violazioni dei loro diritti, in particolare a quelli legati all'asilo e alla protezione.

Siamo convinti che, anche in questo momento, tutte le decisioni devono essere oggetto di ponderazione comune, di controllo parlamentare, devono apparire motivate e ragionevoli alla luce delle più avanzate conoscenze scientifiche e controbilanciate dalle superiori necessità di assicurare i diritti fondamentali e tra questi il diritto di chiedere e ottenere una protezione internazionale.

Infine, non possiamo dimenticare che nessuna urgenza o emergenza sanitaria può giustificare una militarizzazione del territorio e una spinta verso la delazione tra le varie componenti della popolazione, né verso la indifferenza delle gravi violazioni dei diritti fondamentali tra i soggetti giuridicamente più fragili, come in primo luogo i cittadini stranieri privi di un titolo di soggiorno e i richiedenti asilo. Al contrario, riteniamo che sia evidente - oggi più che mai vista la natura globale della crisi - che occuparsi del bene della comunità non possa che passare attraverso la solidarietà, la salvaguardia e la tutela dei diritti di tutti.